Crittovalute e normativa Fiscale

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Crittovalute e normativa Fiscale

Con questo articolo chiariamo tutta la materia Fiscale che interesserà i negozianti che vorranno accettare il pagamento dei Dinastycoin rimanendo in perfetta regola con il fisco.

Le informazioni sotto riportate sono tratte dal sole 24 da un articolo scritto da Stefano Capaccioli, in collaborazione con il sole 24

Il Governo e il Parlamento italiano finora non si sono espressi, lasciando le imprese nell’incertezza, dato che non ci sono né studi ufficiali né chiarimenti interpretativi, se non un’audizione a Montecitorio.

Bankitalia ha chiarito come “in Italia l’acquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute virtuali debbono allo stato ritenersi attività lecite; le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale”, ma è stato l’unico ente italiano a pronunciarsi.

Paesi membri hanno preso posizioni difformi per le transazioni con i bitcoin: alcune propendono per l’esenzione IVA (Spagna, Regno Unito, Belgio, Finlandia), altri per l’imponibilità (Estonia, Polonia); gli altri non hanno espresso alcuna posizione. La Svezia ha sollevato una questione pregiudiziale (caso C-264/14) se il cambio tra valuta a corso legale e bitcoin costituisca prestazione di servizi e se sia imponibile a IVA.

Nel merito la Commissione Europea sta sostenendo l’esenzione IVA e lo ha descritto nel documento del Comitato IVA “VAT treatment of Bitcoin”. Anche l’Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia Europea, il 16 Luglio 2015, ha concluso per l’esenzione lVA assimilandola (ai soli fini IVA) a valute estere.

A livello italiano, invece, giace un interpello che propone l’esenzione IVA presso l’Agenzia delle Entrate in attesa di risposta.

Quindi, l’uso di Bitcoin in Unione Europea è – al momento – presumibilmente esente da IVA. L’imprenditore potrà accettarli e riceverli in esenzione IVA, fermo restando le ordinarie regole per le cessioni dei beni e servizi.

Cio’ significa che per la parte relativa alla crittovaluta non si deva calcolare nessuna iva addizionale, e anche in caso di cessione della crittovaluta per acquisto di Euro

Per esemplificare come esempio, nella vendita di un bene con pagamento in Dinastycoin al 50% del valore di 200Euro + iva, il commerciante emetterà scontrino / fattura normalmente (esempio: euro 100 + 22% IVA ) e accetterà in pagamento 100 dinastycoin come controvalore di 100Euro. Il commerciante potrà scambiare i bitcoin contro euro in esenzione IVA per il loro valore di mercato.

Imposte dirette – persone fisiche – IRPEF
Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi prevede la categoria dei redditi diversi da capitale all’art. 67 se c’è una differenza tra prezzo di acquisto e vendita di beni o titoli. In particolare, per i bitcoin, il differenziale sarà costituito dalla differenza tra il costo di acquisto (somma in euro pagata per ottenere criptovaluta) e il ricavato (somma ricevuta per la cessione di criptovaluta). Tali differenze dovranno essere dichiarate solo in UNICO persone fisiche nel quadro RT.

L’eventuale eccedenza può essere portata in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli altri redditi simili dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto anno. Le minusvalenze sono deducibili da redditi della stessa natura. Il differenziale positivo delle plusvalenze e minusvalenze sarà tassato in dichiarazione annuale nella misura del 26 per cento. Il contribuente ha l’onere di predisporre idonea documentazione e comunque seguendo la regola di “cassa”, vale a dire che i differenziali sono realizzati al momento della cessione.

Per esemplificazione, nell’anno 2015 si acquista 1 bitcoin a 200 euro, si cede a 300, si riacquistano 2 bitcoin a 250, e se ne cede uno solo a 200 euro. In questo caso il reddito sarà di 100 (prima transazione) – 50 (seconda transazione) = 50 di reddito imponibile (da dichiarare e tassare al 26%), con 1 bitcoin residuo, con valore di carico a 250 euro.

Imprese – Imposte dirette
L’imprenditore deve inserire le operazioni in criptovalute nella propria contabilità e rappresentarle in bilancio. Anche in questo caso, con l’eccezione di Spagna e Finlandia, nessuno Stato ha indicato principi contabili. Occorre valutare caso per caso per individuare le soluzioni idonee al rispetto del principio della prevalenza della sostanza sulla forma.

Ogni azienda dovrà quindi rappresentare nella propria contabilità gli acquisti e le vendite di crittovaluta: chi le accetta in pagamento dovrà contabilizzare (similmente a valute estere) il differenziale da far confluire nel risultato di esercizio. Nel caso in cui il commerciante detenga crittovalute a fine anno, dovrà dare adeguata informazione nel bilancio, tenendo conto del fair value o valore corrente. (ma essendo le crittovalute anonime e in particolare ancora di più dinastycoin ed essendoci anche un discorso di privacy noi di DOF riteniamo non necessario dichiarare di possedere alcuna crittovaluta alla agenzia delle Entrate,le tasse in italia sono già le più alte al mondo, tanto da potare a fallimenti e suicidi, e questo è abominio e tradimento della costituzione italiana… Le crittovalute essendo un mezzo di scambio volontario tra privati non devono essere dichiarate per una questione di libertà individuale

Per esemplificazione: nell’anno 2015 si acquistano 2 bitcoin a 250 euro, se ne vende uno solo a 300 euro e a fine anno la valutazione è di 220 euro. Il risultato economico del 2015 sarà: 50 (cessione) – 30 (svalutazione di fine anno non deducibile fiscalmente) = 20 euro. Invece, il reddito imponibile sarà di 50 euro, dato che i differenziali valgono solo quando realizzati. Il bitcoin avrà quindi valore fiscale di 250 euro (costo di acquisto) indipendentemente dalle valutazioni di fine anno.

 

By | 2017-01-23T07:42:19+00:00 January 23rd, 2017|Commercianti, Fiscal Law|1 Comment

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One Comment

  1. napoletanodaniele February 17, 2017 at 10:49 am - Reply

    Informazione utile

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